Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite

Obiettivo 3: Salute e benessereObiettivo 14: La vita sott'acqua

Lo scatto vincente del World Press Photo 2021, categoria ambiente, ritrae un leone marino che osserva sorpreso una mascherina fluttuare nell’oceano. La fotografia riesce ad unire le due grandi crisi con cui ci stiamo confrontando: una crisi ambientale ed una sanitaria. Crisi complesse e caratterizzate da numerosissimi fattori non sempre immediati e visibili. Così, anche in quest’immagine, c’è purtroppo più di quello che si vede.

Potrà sembrare strano ma per scoprire cosa non bisogna chiedere al fotografo ma ad un gruppo di ricercatori dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca. Il team di studiosi ha infatti recentemente pubblicato i risultati di un esperimento per quantificare un dato ancora sconosciuto: il rilascio di microplastiche in mare da mascherine chirurgiche.

Le microplastiche sono tutte le particelle di plastica con diametro compreso tra i 5 mm e 1 micron. Anche i tessuti sintetici, sottoposti a diversi agenti, possono rilasciare microfibre che si disperdono nell’ambiente.
Queste componenti si diffondono molto facilmente creando seri danni agli ecosistemi in cui si accumulano e compromettendo la salute umana, tornando ai mittenti tramite ingestione, inalazione e contatto.

Per osservare il rilascio di microparticelle nello studio sono state analizzate 7 tipologie di mascherine e due scenari di riferimento: una semplice immersione dei dispositivi in acqua salata e un’immersione con esposizione a raggi UV, per cicli di 180 ore, con moto turbolento delle acque.
Nello scenario base è stata rilevata una media di 398 microfibre rilasciate, con un massimo di 447 particelle.
Nel secondo caso invece le sollecitazioni sono state mirate a ricreare una situazione più realistica, immaginando una mascherina sottoposta ai raggi del sole e all’azione delle onde. I risultati sono stati decisamente più significativi in questa simulazione: 0,19% la media della massa persa e fino a 173.000 le particelle rilasciate in acqua in 24 ore.
Facendo un confronto solo una trentina di mascherine avrebbero lo stesso effetto di un carico di 5 kg di tessuti in poliestere in lavatrice, rilasciando circa 6 milioni di microfibre.
I numeri più preoccupanti del secondo esperimento sono dovuti alla combinazione dell’effetto di raggi UV, ossidazione e stress meccanici sul polipropilene, il polimero utilizzato nella fabbricazione dei dispositivi.

Nel 2020 sono stati prodotti tra i 2,4 e i 52 miliardi di mascherine con una possibile dispersione in ambiente tra l’1% e il 10% (con riferimento ad altri materiali plastici usa e getta). Il conto complessivo è presto fatto ed è piuttosto impressionante: lo scorso anno, solo dalle mascherine chirurgiche finite nei nostri oceani, potrebbero essere state rilasciate tra le 72 e le 31.200 tonnellate di microplastiche.

Anche senza essere fotografi professionisti le immagini di mascherine abbandonate sono ormai nella nostra vita di tutti giorni e la continua vista e la comunicazione a volte generica del problema rischia forse di portarci all’insensibilità. Si potrebbe invece affrontare la situazione in maniera più scientifica e concreta partendo proprio da questi dati per valutare le possibili soluzioni, immaginando, come fanno gli autori, campagne per promuovere un corretto smaltimento dei dispositivi, processi di gestione dei rifiuti più efficaci e ricerche per materiali biodegradabili o più duraturi.

 

Per accedere alla ricerca completa clicca QUI

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  • Redazione Ecofficine

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