Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite

Obiettivo 13: Lotta contro il cambiamento climatico

Proseguono le trattative della COP26 di Glasgow sotto la co-presidenza di Regno Unito e Italia.

Se ne parla da molto tempo, sia perché la pandemia ha fatto rimandare l’appuntamento di un anno, sia perché nelle scorse settimane Milano ha ospitato la pre-COP (lavori preparatori per la conferenza) e soprattutto l’evento Youth4Climate, dove giovani da tutto il mondo si sono riuniti, assieme a Greta Thunberg e Vanessa Nakate, per finalizzare un documento con le proprie richieste da indirizzare ai capi di stato durante l’evento di Glasgow.

Sappiamo che questi eventi riuniscono politici, scienziati esperti di clima, associazioni e attivisti da tutto il mondo (a Glasgow sono attesi circa 30 mila delegati), ma che cos’è esattamente una COP?

Torniamo indietro di 27 anni (26 + 1 di pausa dovuta al Covid) al 1994 e all’istituzione della Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (UNFCCC). I Paesi che approvarono questa Convenzione sono le “Parti” che annualmente si riuniscono nelle COP: Conference of Parties. Nel corso di questi 27 anni il cambiamento climatico è diventato sempre più la priorità globale ed oggi siamo già ampiamente dentro i suoi effetti tanto che non si parla più di cambiamento ma di crisi. Alcune COP hanno avuto molta visibilità (Kyoto 1997 con il primo Protocollo sul Clima), molte volte purtroppo in negativo per la delusione delle aspettative (Copenaghen 2009), ma sicuramente la conferenza più importante è stata quella di Parigi 2015, che ha visto la storica firma dell’omonimo Accordo negoziato da 196 Paesi del mondo.

L’Accordo di Parigi stabilisce un quadro per mantenere l’aumento del riscaldamento globale entro i 2 °C entro fine secolo, invitando a fare tutti gli sforzi possibili per stare entro gli 1,5 °C così come da indicazioni dell’IPCC.
Rimanere entro questa soglia significherebbe ad esempio contenere l’aumento del livello dei mari entro i 10 cm, salvando così coste e città (Venezia, Miami), e così milioni di persone anche in relazione agli eventi estremi che si verificherebbero soprattutto sulle coste africane. Nel quadro dell’Accordo di Parigi ciascun Paese si è impegnato a creare il Nationally Determined Contribution, un piano nazionale per la riduzione delle proprie emissioni. Ma con le “promesse” attuali, le proiezioni danno al 2030 al massimo una stabilizzazione della crescita emissiva, non una diminuzione, quando sarebbe necessaria una discesa rapida.

Fonte UNFCCC Synthesis report by the secretariat

L’Accordo prevede anche un fondo a carico dei Paesi ricchi per sostenere quelli più poveri in azioni concrete di mitigazione e adattamento da implementare per far fronte alla crisi climatica: all’appello mancano più di 20 miliardi di dollari e la COP26 dovrà rilanciare tale impegno.
Il raggiungimento di questi obiettivi passa anche dal settore privato: tutte le aziende, di qualsiasi dimensione, sono chiamate a riflettere sulle proprie strategie e sui propri modelli di business perché siano in linea con i target climatici.

Tornando a Youth4Climate, la richiesta principale che i giovani fanno per questa COP è quella di abbandonare i combustibili fossili entro il 2030 in tutti i settori industriali, unica opzione per tentare di contenere la crescita di temperatura entro 1,5 °C. I giovani chiedono fortemente che la necessaria transizione sia sociale oltre che energetica e che la loro voce venga realmente ascoltata. Ci auguriamo naturalmente che questo appello abbia un impatto su COP 26 e le scelte che saranno fatte.

Questa COP sarà ricordata come un successo o un fallimento? L’unica certezza è che questo è un momento fondamentale per i negoziati, una delle ultime opportunità concrete per mantenersi sotto le soglie critiche rispetto a conseguenze potenzialmente devastanti. Il tempo per contenere davvero le emissioni sta diventando un conto alla rovescia, il 2030 è vicinissimo.

 

  • Giacomo Magatti Giacomo Magatti è Sustainability Specialist presso il Centro BASE (Bicocca Ambiente Società Economia) dell’Università di Milano-Bicocca e socio di Rete Clima

 

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